09/01/2012

Flash forward n . 6 Latitanze emotive.

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I primi giorni algidi di gennaio trascorrono pigri e sciatti. Me ne sto seduto alla scrivania nel più antiestetico dei pigiami guardando il pulsare ritmico del cursore sul foglio bianco. Pensieri ritorti su se stessi come pampini avvizziti faticano a prendere forma e tradursi in parole. Forse soltanto un grido saprebbe esprimere il caos meglio del silenzio. Ma spiegare un malessere è ben altra cosa che urlarlo.
Non c’è conforto nelle letture che amo, ne riscatto in quello che scrivo. Ogni azione è faticosa, ogni ribellione alla prostrazione emotiva uno sforzo.
Conosco me stesso, dalle radici all’ultimo dei ramoscelli. Fa parte del mio ciclo vitale questo temporaneo annichilimento. Lo subisco come ogni cosa endemica, fa parte della mia natura, quella più profonda, linfatica. Scorre sotto la corteccia che presto ogni giorno al mondo esteriore.
Quel mondo che non sa e non vede. Limitandosi alla mia presenza fisica non percepisce la distanza che ci divide.
Latito di una latitanza emozionale.
Mi circondo solo di persone care. Gli amici che conoscono e sanno tacere ai miei silenzi trasformando il cruccio in sorriso tra un bicchiere di vino e una battuta triviale.
Catturo la luce dei tuoi occhi d’oriente riflettendola nel tetro dei miei vaghi e lontani. Ti lascio stringere la mia mano per sentire la vita che al momento non scorre in me.
Lascio aperte situazioni sospese come appuntamenti senza scadenza a cui non mancherò.
E’ un bel modo di latitare questo. Un modo fatto di solitudine condivisa. Di assenza senza lontananze. La latitanza emotiva non ha bisogno di isolamento, solo di comprensione.
Vivo secondo le mie stagioni. Sono ulivo che cresce lento e nodoso. Sono vite di collina riarsa, dai grappoli piccoli e stentorei. E voi che mi amate coltivatemi con la mano paziente di chi sa aspettare il ciclo delle stagioni. Non prometto abbondanza ne prosperità. Ma sentori forti, veri, mai scontati.
Distillato di affetto profondo per voi che aspettate il ritorno dalla mia latitanza senza distanze. Ogni piccola gemma che s’abbozzerà non è mia ma il frutto del vostro amore paziente.

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Commenti

Ho letto che sei circondato dalle giuste persone, quelle che sanno capire il silenzio, attendere con pace. Mi rimane solo il dubbio sul concetto di tempo posseduto, scelto, o subito. Perchè spesso mi ritrovo a vivere un tempo dettato da una volontà non mia, forse il mio corpo stacca "la spina" per una pausa che spesso in me è "ricarica". Necessaria.

Scritto da: Maraptica | 10/01/2012

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Esistono tutte e tre le forme di tempo a mio avviso. Quello posseduto che ci ricorda il limite della condizione umana, la sua finitudine, quello scelto per fare o non fare, per dire o non dire, per attendere o per agire. In fine quello subito, il tempo biologico e le pause necessarie che il nostro stesso corpo ci impone come pure la nostra mente per darci modo di recuperare energie.
Ciao Maraptica, grazie del passaggio
A.

Scritto da: greydoryan | 10/01/2012

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Come dici tu, il malessere è difficile da descrivere, anche perché tocca corde così profonde, le fa vibrare in quel suo modo strano e, spesso, le parole vengono annullate proprio da quella vibrazione.

Grazie di essere passato da me.

Scritto da: Baol | 10/01/2012

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Ci sono stagioni..stagioni per arare..seminare..raccogliere stagioni in cui la terra e'calda odorosa fertile...ci sono stagioni in cui il freddo le piogge il ghiaccio portano inaridimento, pausa, protezione per quello stesso terreno che poi di nuovo tornera'a dare raccolti...

Bisogna saper attendere, bisogna affrontare le giornate nevose, ghiacciate..bisogna saperle guardare e ancor di piu'ascoltare.....magari in silenzio...magari appoggiandosi ad una parete dove dall'altra parte in ascolto resta un amica che se pur nel rispettoso silenzio "richiesto" si accerta che tutto comunque scorra, magari piu'lentamente, forse piu'faticosamente ma che comunque tutto scorra....sentendo che oltre quel muro qualcuno c'e'a tendere una mano e una parola in caso di non bisogno (non mi piace la parola bisogno)..in caso di una spinta..una parola..una risata..
I tempo fara'il resto.
Un'abbraccio Andrea.

Scritto da: LdC | 10/01/2012

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una latitanza che piace

Scritto da: antonio | 10/01/2012

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Trovo impossibile spiegare un malessere, è qualcosa di così profondo e misterioso.

Grazie della visita.

Scritto da: Darjo | 10/01/2012

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"La latitanza emotiva non ha bisogno di isolamento, solo di comprensione."

E'quello che ho tentato di spiegare per mesi, ma senza trovare le parole giuste.
A volte capita di leggere cose scritte da altri che tu hai sempre pensato ma che non hai saputo dire....

Scritto da: belladigiornopercaso | 11/01/2012

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"La latitanza emotiva non ha bisogno di isolamento, solo di comprensione."

E'quello che ho tentato di spiegare per mesi, ma senza trovare le parole giuste.
A volte capita di leggere cose scritte da altri che tu hai sempre pensato ma che non hai saputo dire....

Scritto da: belladigiornopercaso | 11/01/2012

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come ti capisco Andrea: gennaio fa di questi scherzi; talvolta è sufficiente un piccolo atto della volontà per scrollarsi di dosso tutta la pesantezza del vivere!!!

Scritto da: luigi | 11/01/2012

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Leggendo il tuo post mi sono sentita incredibilmente coinvolta. Ho sentito una "vicinanza" che raramente provo in questo contesto. Sono passata di qui per caso, ma è come se mi fossi guardata in uno specchio. Non conosco le tue motivazioni nè la profondità delle tue "assenze-presenze" delle tue lontananze emotive, ma è qualcosa di molto simile a ciò che provo io in questo periodo della mia vita. E cerco anche io luoghi e persone a me familiari e gli affetti consolidati.
Invece, mi capita più spesso il contrario. Muoversi, lasciare l'antro sicuro e uscire tra gente e vie che conosci poco. In questo periodo non lo reggo...
Alla prossima.

Scritto da: setteparole | 11/01/2012

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Grazie del tuo passaggio e dei tuoi commenti che come sempre in qualche modo nella loro "vicinanza" danno completezza ai miei post aggiungendo altre domande o riflessioni ... Capita anche a me di lasciare luoghi e volti sicuri (anche in un altro commento mi parlavi di smania di novita, di uscire dalla routine). Ci sono interi periodi della mia vita dedicati alla scoperta più o meno consapevole e voluta del nuovo. I risultati sono alterni, deludenti in alcuni casi eccezionali in altri ... l'unica cosa certa è che più mi allontano dai porti sicuri più la voglia di tornarci aumenta e rinforza qesti legami.
Un abbraccio
Andrea

Scritto da: greydoryan | 12/01/2012

Ho letto questo post più volte, per cui ...
Solo un grande abbraccio
Elisabetta

Scritto da: elisabetta | 11/01/2012

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Conta molto come si vive l'attesa del cambiamento, concordo con te, c'è un momento di stasi e un momento nato per il "movimento", è proprio come il ciclo della terra. Ma se l'anima non ha pace?

Scritto da: Maraptica | 11/01/2012

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Il giorno in cui la mia anima troverà pace sarà il giorno in cui anche il mio corpo tornerà alla terra.
Ciao
Andrea

Scritto da: greydoryan | 12/01/2012

come neve su un vecchio albero
è un bel vedere..
ma solo l'albero sa
quanto peso si sente sui rami...
si lascia ammirare
ma aspetta con ansia
il prossimo sole....
...
un caro saluto
m_

Scritto da: yellowleaf_73 | 11/01/2012

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L'unico tempo a cui non ci possiamo sottrarre è quello biologico, quello subito come dici tu, ma lo possiamo razionare e scegliere come meglio poterlo impegnare.
La latitanza senza distanze forse è dettata dalla paura della latitanza solitaria... è come sentirsi protetti nell'utero materno, consapevoli che in qualche modo dobbiamo uscirne, prima o poi.
E chi ti ama, chi ti capisce, sa di dover aspettare con pazienza e che quella vite dai grappoli sia pure piccoli e stentorei, darà infine un succo pregiato.

Buona giornata e un abbraccio, Andrea!
Nadia

Scritto da: Nadia | 12/01/2012

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Ricordi quando dicevo che leggere il tuo diario era un modo per rivivere la mia infanzia? Bene, aggiorno il complimento: anche i tuoi flash forward talvolta li sento vicini, perché al di là della contingenza della situazione, descrivono stati d'animo che spesso noi uomini proviamo. Credo sia sempre difficile descrivere uno stato d'animo, ma la difficoltà aumenta per quelli negativi. Eppure le tue latitanze emotive sono magistrali.
Un caro saluto.
Carmine

Scritto da: Carmine | 12/01/2012

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E' bello riscontrare certe vicinanze, che vanno oltre l'età o l'essere uomini o donne ... ci si sente meno soli, meno alieni...

Scritto da: ANDREA | 13/01/2012

Ti ho aggiunto nei miei preferiti....

Scritto da: belladigiornopercaso | 12/01/2012

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non è semplice esternare un malessere..solitamente mi chiudo in un mutismo assoluto..poche persone sanno comprendere i miei silenzi.
Molto bello il tuo post..come sempre!!

Scritto da: alessandra | 13/01/2012

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Il latitante è un braccato. Non conosce il riposo ma l'ansia. Non conosce la pace ma sensi di colpa e paure. E di solito vuole essere catturato.

Scritto da: noti | 17/01/2012

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Latitante è anche colui che non si assume responsabilità perchè non è all'altezza del proprio compito ... questo amplia un pò il concetto di latitanza emotiva ... L'essere catturato magari emotivamente? Quello si ma senza ansia ne paura, anzi ... è un desiderio legittimo! Non ci sono miracoli più dolci di quello che descrivi tu ... ed il bello è che è un miracolo del tutto umano!
Ciao
Andrea

Scritto da: Andrea | 17/01/2012

Ci sono tutti i tuoi commenti, sono io che sono pigra e non li pubblico se non quando mi ritaglio ore al sonno. E qui è un piacere rubare ore a Morfeo. Qui apprendo, penso, adotto sillogismi, immagino. Conosci un miracolo più dolce?

Scritto da: noti | 17/01/2012

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Ciao Andrea
Grazie della tua visita e del tuo commento.
Molto bello il tuo post. La tua latitanza suona poco generosa, direi persino un po' arrogante nei confronti di chi ti circonda, ma poi si riscatta con quello splendido concetto finale "Ogni piccola gemma che s’abbozzerà non è mia ma il frutto del vostro amore paziente".

Scritto da: ambra | 17/01/2012

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Dicevi sul serio allora quando parlavi di latitanze... dai che vogliamo leggerti :)

Scritto da: Maraptica | 17/01/2012

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